<?xml version="1.0" encoding="iso-8859-1"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2" -->
<rdf:RDF
	xmlns="http://purl.org/rss/1.0/"
	xmlns:rdf="http://www.w3.org/1999/02/22-rdf-syntax-ns#"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/">
	<channel rdf:about="http://www.risorsehandicap.org">
		<title>Joomla! powered Site</title>
		<description>Joomla! site syndication</description>
		<link>http://www.risorsehandicap.org</link>
		<image rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/images/M_images/joomla_rss.png" />
	   <dc:date>2010-09-05T19:36:55+01:00</dc:date>
		<items>
			<rdf:Seq>
				<rdf:li rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1253&amp;Itemid=59"/>
				<rdf:li rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1244&amp;Itemid=2"/>
				<rdf:li rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1239&amp;Itemid=59"/>
				<rdf:li rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1237&amp;Itemid=59"/>
				<rdf:li rdf:resource="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1220&amp;Itemid=2"/>
			</rdf:Seq>
		</items>
	</channel>
	<image rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/images/M_images/joomla_rss.png">
		<title>Powered by Joomla!</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org</link>
		<url>http://www.risorsehandicap.org/images/M_images/joomla_rss.png</url>
	</image>
	<item rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1253&amp;Itemid=59">
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:date>2010-02-09T16:10:10+01:00</dc:date>
		<dc:source>http://www.risorsehandicap.org</dc:source>
		<title>Iniziato a Verona il percorso verso una “Rianimazione aperta”</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1253&amp;Itemid=59</link>
		<description>
Sabato 6 febbraio, al Centro Marani di Borgo Trento, presenti
rappresentanti dei cittadini, dei familiari e delle istituzioni, oltre
ad esperti italiani di rianimazione, si è tenuto il seminario di
presentazione del progetto di “Rianimazione aperta” a cui faranno
seguito nel corso del 2010 i seminari di formazione del personale.
“Rianimazione Aperta”, è il nome del progetto intrapreso dal Reparto di
Terapia Intensiva Neurochirurgica, diretto dal dr. Francesco Procaccio,
e dal Sevizio di Psicologia Clinica diretto dal dottor Gaetano
Trabucco, all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata
di Verona, con la finalità di permettere una costante vicinanza dei
familiari ai pazienti anche in reparti “protetti” come le rianimazioni,
abbattendo le barriere cliniche, organizzative, psicologiche, etiche,
emotive, ecc.La rianimazione aperta è un obiettivo da raggiungere,
ascoltando per prima cosa le esigenze dei familiari e degli operatori
al fine di una migliore alleanza terapeutica che modifichi in senso
positivo l’approccio terapeutico, in particolare nei reparti di
rianimazione tradizionalmente “chiusi” alla presenza dei familiari. Non
si tratta solo di permettere una maggiore presenza oraria e fisica
all’interno del reparto ma soprattutto di sviluppare un nuovo rapporto
di condivisione, informazione e consapevolezza reciproca di medici,
infermieri e familiari che tenga conto non solo della cura del paziente
ma anche delle esigenze della persona e della sua famiglia.
Le esperienze già in atto in altri Centri hanno evidenziato i vantaggi,
clinici ed organizzativi, ma anche le eventuali difficoltà sia del
personale che dei familiari stessi.
Il progetto avrà la durata di un anno ed è diviso in due parti. La
prima prevede seminari di approfondimento e discussione per gli
operatori, delle loro aspettative, perplessità e timori, la seconda
prevede la graduale messa in pratica della “rianimazione aperta”,
ottimizzando il percorso assistenziale e relazionale, che comprenda
anche un orario di visita dei familiari molto più flessibile.
Il programma “Rianimazione Aperta”che ha come finalità principale il
coinvolgimento sistematico dei familiari nel processo di cura anche
nelle situazioni più critiche così frequenti in un Reparto di
rianimazione, vuole essere la miglior risposta assistenziale che
coniuga due obiettivi fondamentali per un ospedale: la qualità della
cura e il rispetto della persona. 
Le diapositive utilizzate dai relatori sono reperibili a questo indirizzo web:
http://www.ospedaleuniverona.it/Servizi/Atti-e-Convegni/Mariale-corso-Rianimazione-aperta-06-febbraio-2010/ (http://www.ospedaleuniverona.it/Servizi/Atti-e-Convegni/Mariale-corso-Rianimazione-aperta-06-febbraio-2010/)
</description>
	</item>
	<item rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1244&amp;Itemid=2">
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:date>2009-08-17T15:49:45+01:00</dc:date>
		<dc:source>http://www.risorsehandicap.org</dc:source>
		<title>Il diritto alla speranza e i “pellegrinaggi” ospedalieri</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1244&amp;Itemid=2</link>
		<description>
Prima o poi a chi si vede condannato alla disabilità (o ai suoi
familiari) si pone l’esigenza di tentare altre strade, sentire altri
pareri, obbedire alla umana necessità di esser sicuri di aver tentato
tutto il possibile.

E’ anche questo un diritto che va garantito e tutelato, ma anche non
sprecato, e volentieri mettiamo online la lettera che il Dr. Renato
Avesani* ha voluto indirizzare agli utenti ospitati nel reparto da lui
diretto e ai loro familiari.
………………………………………………..
Quando una persona, colpita da grave menomazione, si avvia verso una
cronicizzazione della disabilità, sorgono, nella persona stessa o nei
familiari, tanti dubbi: si sarà fatto tutto il possibile? Erano giusti
i trattamenti effettuati? È giusto arrendersi? Perché non dovremmo
tentare ancora e, soprattutto, altrove?
Ognuno di questi interrogativi è legittimo in quanto nasce dalla
sofferenza e dalla frustrazione di aver viste disattese le speranze di
una guarigione o di un recupero soddisfacente.
Aggiungerei di più: pensieri di questo tipo sono assolutamente
inevitabili, previsti nel faticoso iter di un lutto per la perdita
dell’autonomia della persona cara.
Risulta difficile rispondere o contrapporsi a queste aspirazioni che
sono indirizzate al benessere delle persone. La difficoltà nasce dal
fatto che si raffrontano due modi (oserei dire due mondi) di pensare :
quello della speranza e quello dell’oggettività.
Credo tuttavia necessario porre all’attenzione dei pazienti o dei loro familiari alcune considerazioni.

La riabilitazione ha, tra i suoi compiti, quello di accompagnare la
persona disabile e la sua famiglia in un doloroso percorso di
accettazione dei limiti imposti dalla malattia e, contemporaneamente,
valorizzare le potenzialità ancora presenti.
Purtroppo, ad oggi, la riabilitazione non dispone di tecnologie
risolutive, né di percorsi strutturati  adatti per tutte le situazioni.
Il percorso di recupero avviene, solitamente, stimolando il cervello,
attraverso esercizi fisici e mentali, a ricercare nuove soluzioni. E’
quindi l’individuo il protagonista del recupero. Ogni macchinario,
anche tecnologicamente avanzato, rappresenta un puro esercizio
“passivo” e, ad oggi , non esiste alcuna prova scientifica della  sua
reale utilità. Un ausilio quindi, ma non la soluzione dei problemi.
Talvolta i danni cerebrali (o midollari) sono così importanti che
la “ristrutturazione” delle aree lesionate non puo’ procedere oltre
certi limiti. In questi casi la persona non può avere a disposizione
quelle risorse  neurologiche che sole possono garantire il
funzionamento del corpo. Solitamente, nel caso di gravi danni
neurologici, già dopo pochi mesi (non anni) si riesce a capire quale
potrà essere il livello di disabilità e gli interventi terapeutici ed
assistenziali che ne devono conseguire.
Gli interventi riabilitativi (motori, cognitivi o di altro tipo)
sono sempre commisurati  alla gravità della situazione ed allo stato di
salute del paziente. Dopo un grave danno neurologico un paziente può
presentare molte e tali  complicazioni da rendere sconsigliabile un
intervento riabilitativo consistente. La riabilitazione e quella 
motoria in particolare, ha da essere commisurata con le reali
potenzialità di recupero e capacità della persona.
Negli ultimi anni (a partire dai primi anni 80) la riabilitazione
italiana ha fatto passi da gigante recuperando terreno rispetto  agli
altri paesi europei e non. Ora la riabilitazione italiana, con i suoi
vari reparti e servizi è in grado di competere per conoscenze e
tecniche con tutti i paesi europei. Anche il divario esistente sul
piano organizzativo è ampiamente colmato. Certo, maggiori risorse
potrebbero consentire di migliorare ulteriormente il livello
organizzativo. Su questo dovrebbero puntare le associazioni degli
utenti.
Uno degli aspetti che caratterizzano il sistema sanitario italiano
è quello di porre attenzione alla cura ma, al tempo stesso a,
all’integrazione sociale. In questo senso credo che, la struttura
riabilitativa dell’Opera Don Calabria (assieme ad altri centri in altre
parti d’Italia), abbia fatto scuola suggerendo una integrazione precoce
tra i bisogni sanitari e di reinserimento e consentendo una gestione
della disabilità, anche grave, per tempi prolungati. Questo significa,
per noi tutti, non un arrendersi di fronte alla disabilità, ma
piuttosto accompagnare la persona e la famiglia in un percorso di
accettazione e parallelamente di sostegno. Tale aspetto è, all’opposto,
piuttosto carente in molti paesi  europei dove la riabilitazione è
ancora concepita come un intervento ospedaliero, finito il quale non
esiste sostegno per le persone. La fase della cronicità ha bisogno di
sostegno prolungato, competente ma al tempo stesso di un inserimento in
contesti il piu’ possibile normali.
Alla affermazione che , di fronte ad una grave situazione, i soldi
non contano nulla si può certamente rispondere che  effettivamente è
così. Ma è giusto chiedersi se  gli stessi denari non potrebbero essere
spesi diversamente. Soprattutto quando vi sia la pretesa che, i
cosiddetti viaggi della speranza, vengano pagati con i soldi pubblici.
Ripeto, non esiste nulla che i centri esteri possano fare di diverso
rispetto ai centri italiani quando la disabilità è grave. I risultati
messi a confronto non danno certo perdenti i centri italiani. Se poi si
osservano i singoli casi… di cosiddetti “miracoli” ne sono avvenuti
tanti sia a Negrar, che a Vicenza, Ferrara, Roma, etc etc.
Recenti documenti, che rappresentano linee guida e di indirizzo per
la sanità italiana hanno ribadito che, nella fase della cronicità “non
è opportuno incentivare ripetuti ricoveri in strutture diverse quando
siano chiariti i limiti del recupero né tantomeno approvare ricoveri in
strutture all’estero” (Documento Ministeriale sugli Stati Vegetativi e
a Minima Responsività).
Vorrei ricordare anche come vi siano esempi di persone “illustri”
(personaggi politici viventi e non, attori, premier di stati esteri,
giornalisti, etc.) che, colpiti da un grave danno cerebrale o da un
trauma midollare  non sono riusciti a recuperare alcunché  nonostante
per loro sia stato fatto tutto il possibile e nonostante potessero
disporre di risorse, mezzi e conoscenze impensabili per l’uomo della
strada. Almeno in questo la disabilità ci pone tutti sullo stesso
livello.
Mi auguro che queste considerazioni non aumentino lo stato di ansia
e di preoccupazione di quanti prendono contatto con questa realtà
riabilitativa. Credo che tutto il Dipartimento di riabilitazione di
Negrar e Verona-Via San Marco si stia impegnando da molto tempo nel far
fronte a situazioni di grave disagio con una attenzione forte anche nei
confronti dei legittimi dubbi dei pazienti/familiari. Penso anche che
il reciproco rispetto imponesse le riflessioni sopra esposte anche a
conforto di quanti, quotidianamente, si prodigano per alleviare lo
stato di sofferenza che accompagna la disabilità.
Agosto 2009
Dr. Renato Avesani*
* Il Dr. Avesani è Primario del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione dell’Ospedale Sacro Cuore – Don Calabria (http://www.sacrocuoredoncalabria.it/Reparti/Area-Riabilitativa/Servizio-Medicina-Fisica-e-Riabilitativa/Presentazione/) di Negrar (Vr).
………………………………………………..
Nel condividere quanto espresso possiamo
aggiungere, come associazione, che ormai in tutta l’Europa i reparti
operano sulla base di protocolli diffusi e condivisi, quindi i criteri
di diagnosi e le procedure riabilitative sono sostanzialmente gli stessi
ovunque. Proprio per questo può accadere che alcuni “miracoli” avvenuti
in un posto non siano altro che la logica conseguenza delle cure
prestate in quello precedente.

Per quanto riguarda invece l’insufficienza delle risorse destinate alla
disabilità, il Dr. Avesani è nel giusto quando afferma il ruolo di
stimolo che tocca alle associazioni, ma sa benissimo che ormai da parte
delle istituzioni pubbliche sta venendo a mancare perfino la
disponibilità all’ascolto, con una manifestazione di indifferenza
finora mai registrata.
Naturalmente, ciò non basta per farci arrendere, ma la situazione è obiettivamente difficile.
 </description>
	</item>
	<item rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1239&amp;Itemid=59">
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:date>2009-06-05T09:54:14+01:00</dc:date>
		<dc:source>http://www.risorsehandicap.org</dc:source>
		<title>Verona, 8/9 giugno 2009: Percorsi per le gravi cerebrolesioni: esperienze internazionali e regionali</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1239&amp;Itemid=59</link>
		<description>
Risulta sempre più necessario, nei percorsi socio-sanitari, coordinare i vari passaggi, dalla fase dell’emergenza al reinserimento, in particolare per quelle patologie ad alto rischio di disabilità.
Per le gravi cerebrolesioni (G.C.A.) sono stati realizzati, nel corso degli ultimi anni, importanti documenti, a cura della Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa (S.I.M.F.E.R) e della sua Sezione sui Traumi Cranici e Gravi Cerebrolesioni che si sono concretizzati in due Conferenze di Consenso sui percorsi delle persone colpite da G.C.A.
Il confronto tra la realtà canadese di Montreal e le esperienze nazionali (prima giornata) servirà a definire i punti di forza e di debolezza dei percorsi riabilitativi e di presa in carico e cercherà di evidenziare quali siano i modelli più’ appropriati.
La seconda giornata sarà dedicata ad un confronto tra realtà venete allo scopo di definire il reale livello di realizzazione dei percorsi secondo le indicazioni delle Conferenze di Consenso sulle gravi cerebrolesioni.
Parte dell’evento sarà anche dedicato ad una prima verifica di evidenze di buona pratica riabilitativa che saranno oggetto di una terza Conferenza di Consenso che la SIMFER sta organizzando.
Percorsi per le gravi cerebrolesioni: esperienze internazionali e regionali
Lunedì, 8 Giugno 2009 - Martedì, 9 Giugno 2009
Auditorium Centro Mons. G. Carraro - Lungadige Attiraglio
Verona
Informazioni
Giulia Butturini
Telefono: 045 8184130
e-mail: giulia.butturini@centrodoncalabria (mailto:giulia.butturini@centrodoncalabria)
http://www.centrodoncalabria.it (http://www.centrodoncalabria.it)</description>
	</item>
	<item rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1237&amp;Itemid=59">
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:date>2009-05-02T16:42:10+01:00</dc:date>
		<dc:source>http://www.risorsehandicap.org</dc:source>
		<title>Cosa c'è che non va?</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1237&amp;Itemid=59</link>
		<description>Venerdì 8 maggio 2009, alle ore 21, le donne del Galm (Maddalena, Gabriella, Vanna, Maria, Giuliana, Cristina) debuttano al teatro Astra di S. Giovanni Lupatoto (Vr) con la commedia musicale Cosa c'è che non va?.
Il G.A.L.M. (Gruppo Animazione Lesionati Midollari) è una associazione di persone con para e tetraplegia nata nel 1977 e tuttora molto attiva a Verona e Provincia per garantire i diritti di queste persone.
Nel 2005 è nato al suo interno il Gruppo Donne per portare avanti il progetto “Disabili ma sempre donne” attraverso una serie di iniziative di sensibilizzazione sulla peculiarità dell’essere donne con disabilità.
Con questa singolare iniziativa le donne del G.A.L.M. hanno voluto raccontare, col linguaggio del palcoscenico, le loro esperienze che hanno vissuto e continuano a vivere quotidianamente. 
I testi sono stati scritti dal gruppo, assieme a Fausto Tognato che cura anche la regia dello spettacolo.
Ha collaborato l'Unità Spinale dell'Ospedale di Negrar (Vr) e molto significativo è anche l’apporto di Pia Sheridan e del suo gruppo di ballerini, che per rendere la cosa più allegra  ballano  con le attrici.
Si coglie anche l'occasione per dare anche una dimostrazione del corso di autodifesa che si sta svolgendo al Galm sotto la guida dell’istruttore Valentino Signoretto, molto impegnato nell’insegnare alcune tecniche di difesa personale utili anche alle persone costrette in carrozzina.
................................................................................
Cosa c'è che non va?
commedia musicale - atto unico
con:
le ragazze del Galm
Maddalena, Gabriella, Vanna, Maria, Giuliana, Cristina
e la partecipazione straordinaria
- di Renato Avesani, Monica Pazzaglia, Giuseppe Stefanoni;
- di Pia Sheridan con i suoi ragazzi della scuola di danza CMT Musical Theatre Company
- di Cristina Stella e di Valentino Signoretto con il suo assistente Daniele
regia di Fausto Tognato
Venerdì 8 maggio 2009 - ore 21
Teatro Astra
S. Giovanni Lupatoto (Vr)

 </description>
	</item>
	<item rdf:about="http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1220&amp;Itemid=2">
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:date>2009-03-10T11:04:27+01:00</dc:date>
		<dc:source>http://www.risorsehandicap.org</dc:source>
		<title>A Pisa aiuti per gli studenti con disabilità all'estero</title>
		<link>http://www.risorsehandicap.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1220&amp;Itemid=2</link>
		<description>
Un contributo del valore di 14.000 euro sarà a disposizione degli studenti con disabilità dell'Università di Pisa, per finanziarne i singoli percorsi di studio e di ricerca all'estero.
Il finanziamento è il frutto di un progetto di collaborazione tra l'USID (http://www.unipi.it/studenti/servizi/usid.htm_cvt.htm) dell'Ateneo pisano (Unità di Servizi per l'Integrazione degli Studenti Disabili) e i Rotary Club Galileo di Pisa e Sezione di Cascina.
Nel dettaglio, il contributo - assegnato tramite un bando di concorso aperto fino al 15 aprile - verrà suddiviso in venti mensilità da 700 euro ciascuna, con una durata variabile da uno a nove mesi, in relazione al progetto presentato. Per gli studenti che necessitano di accompagnamento, è prevista una maggiorazione della rata del 50%.
Al bando possono partecipare gli studenti con disabilità dell'Università di Pisa di età inferiore ai 30 anni, se iscritti ai corsi di laurea e fino ai 33, se iscritti a corsi postlaurea.
Da segnalare anche che il contributo verrà riconosciuto agli studenti vincitori, con un'invalidità a partire dal 34%. «Risulteranno pertanto tutelate - ha sottolineato presentando l'iniziativa Paolo Mancarella, delegato del Rettore per l'Integrazione delle Persone con Disabilità - anche soglie di disabilità inferiori a quelle previste come percentuali di invalidità minima dalla normativa nazionale».
La commissione giudicante, infine, sarà presieduta da un membro del Rotary e si avvarrà di sei membri, tre in rappresentanza dell'Università e tre del Rotary Club di Pisa. 

Questa notizia è stata prelevata da superando.it (http://superando.eosservice.com/component/option,com_frontpage/Itemid,109/).</description>
	</item>
</rdf:RDF>
